lunedì 10 dicembre 2018

Gli Occhiali del Diavolo


A quasi sessant’anni, il pittore senese Rutilio Manetti non aveva ancora raggiuto la fama che pur meritava. Tante erano state le sue opere, tutte ben pagate, ma nessuna aveva quella particolare originalità e possanza che le avrebbe rese accette non solo al gusto dei contemporanei, ma anche a quello dei posteri. Colpa dei soggetti richiesti dai committenti? Può darsi! Ma in quell’anno 1630 gli si chiedeva di eseguire un dipinto per la chiesa di Sant’Agostino a Siena che avesse per soggetto Sant’Antonio Abate, santo fondatore del primo monachesimo e famoso per le celebri tentazioni del maligno.
Niente di originale: tanti pittori avevano eseguito tele di questo genere e alcuni anche famosissimi come Bosch, Veronese, Salvatore Rosa ecc. Il diavolo tentatore era stato raffigurato attraverso i secoli in vari modi orripilanti, si era molto insistito in tentazioni sessuali che avevano dato estro (e pretesto) ai vari pittori di dipingere conturbanti creature femminee.
Manetti, conscio di non poter rivaleggiare con tanti giganti della pittura, ebbe un lampo di genio raffigurando il diavolo con un paio di occhiali sul naso: un demone occhialuto che tentava il Santo, intento nella lettura delle Sacre Scritture, con la sapienza dei contemporanei, un sapere distorto e deformato dagli occhiali.
Quale tentazione peggiore per un uomo di Dio, ieri come oggi, da parte del grande menzognere!

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